Le Ali Morali | Liliana Cosi // L’Intervista
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27 Sep Liliana Cosi // L’Intervista

Come diventare un’ “etoile”… nell’arte e nella vita.

 

Una carriera costellata di riconoscimenti, dal David di Donatello alla Caravella d’oro, all’ “Italian Superstars award” di New York. Ballerina straniera con maggior numeri di esibizioni in URSS. Étoile al Teatro alla Scala di Milano dal 1970, a ventitre anni al Bolshoi di Mosca, prima ballerina nei classici del balletto (“Lago dei Cigni”, “Romeo e Giulietta”, “Schiaccianoci”, “La bella Addormentata nel Bosco”, “Don Chisciotte”, ecc…) ma… al culmine della sua carriera, nel 1977, decide di fermarsi. Fermarsi per moltiplicarsi. Con Marinel Stefanescu fonda l’Associazione Balletto Classico per diffondere una nuova corrente coreografica da loro creata. Obiettivo della Compagnia, oggi con migliaia di spettacoli al suo attivo, è“saziare la sete di bellezza che il mondo sente”. Continua ad esibirsi fino al 2000 per mettere in scena quel nuovo modo di fare danza che lei stessa insegna e, nel 2006 pubblica il libro autobiografico dal titolo “étoile – la mia vita” nel quale rivela al pubblico il dietro le quinte della sua anima d’artista.

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Le Ali Morali si è interessata alla sua storia e l’ha contattata per chiederle di raccontare il segreto del suo successo e la sua idea di Arte.

Signora Liliana, grazie della sua preziosa disponibilità! Ci racconti, perché ha deciso di intraprendere la carriera artistica?

«Grazie a voi. La carriera artistica non può essere una propria decisione è una vera e propria vocazione che si sente dentro… come qualcosa di consono alla propria persona, e nello stesso tempo, proprio come una vocazione deve essere confermata dai maestri. Senza questa conferma è difficile che si tratti di vera vocazione artistica, se invece c’è ci si può dedicare anima e corpo».

Quale è per lei il ruolo dell’artista nella società?

«L’artista ha una grande responsabilità perché quello che fa, in qualche maniera, influenza la società, i costumi… fa moda. Irradiare luce e suscitare il fascino dell’armonia. Questo è per me l’ideale a cui l’artista dovrebbe tendere!Ricordo una mia maestra russa che mi disse che Stanislavski – il più grande maestro del teatro russo – riteneva che “l’arte deve elevare lo spirito dell’uomo”. Non è poco! Ecco cosa deve fare l’artista con le sue opere: “elevare lo spirito dell’uomo”. Molti grandi artisti che sono passati alla storia lo hanno fatto e ancora oggi ne usufruiamo. A questo si dovrebbe mirare anche oggi: a tirar su, a regalare un sorriso, ad illustrare la bellezza e infondere la speranza… un po’ come un fiore o come la primavera. E’ un miracolo, bellezza e speranza, così è l’arte… ma forse spesso non ci pensiamo».

Ci sta parlando quasi di un’esperienza mistica….

«Sempre più mi convinco che tutti gli artisti di ogni tempo e di ogni luogo hanno l’anima molto vicina a Dio, sia che lo sappiano sia che non lo sappiano. Il cosiddetto momento di grazia, d’ispirazione, tutti gli artisti lo vivono… quel momento in cui vivono un trasporto speciale… è una esperienza reale!».

… ma poco nota

«Poco nota perché sono aspetti che la critica ignora. Elimina ogni riferimento… proprio come per Tchaikovsky. Quando si parla di lui lo si associa sempre all’omosessualità, ad un presunto suicidio, ecc.. ma nessuno dice che era un mistico. Che ha delle espressioni bellissime su Dio e sull’anima. Ma nessuno le tira fuori. Le debolezze le hanno tutti ma qualcuno diceva che se il frutto è buono in fondo, l’albero era buono. E io quando guardo a un artista guardo il frutto…».

Nella sua lunghissima carriera ci sono stati momenti in cui ha pensato di mollare tutto?

«Di momenti difficili ce ne sono stati tanti fin dall’adolescenza… la fatica, i piedi che fanno male, le invidie dei colleghi; altre volte il senso di avvilimento per non ritenersi all’altezza della situazione; oppure trovarsi davanti a situazioni che sembrano superiori alle proprie forze e tanti altri. Ma avevo un punto fermo che mi aiutava a superare tutto: sapere che fare la ballerina non era per me un’ambizione personale ma ciò che dovevo proprio fare: per me era come realizzare il piano di Dio per la mia vita. Ero nata probabilmente per ballare. Mi aveva dato questi talenti e li dovevo usare come meglio potevo, questa chiarezza è importantissima. Se si ha questa consapevolezza, si ha la forza per superare tutto… proprio come il nostro “Leader” che appeso in croce sembra aver fallito la propria missione terrena, ma poi risorge».

In che senso?

«Così è per ognuno di noi, non si deve temere l’amaro, i giudizi ingiusti, gli avvilimenti, i tradimenti, qualcuno li ha vissuti prima di noi e poi è risorto… tutto serve per farci crescere e maturare. Nell’arte come nella vita si cresce di più nella sofferenza che quando va tutto bene. Lo dico perché l’ho sperimentato sulla mia pelle. Purtroppo quando tutto va bene è facile “gonfiarsi” e si perde la tensione a migliorarsi, invece quando si è nelle difficoltà si tende istintivamente a far qualcosa per venirne fuori, quindi a lavorare di più, a ricercare qualcosa di nuovo e così si va avanti, si cresce. E’ un’esperienza che continua ed è sempre nuova».

Oggi la nostra generazione non è più abituata a sentire queste parole. Prevale la visione “tutto e subito”.

«Nel campo della danza bisogna provare, non c’è bisogno di filosofare. Bisogna lavorare e lungo il percorso ci si rende conto da soli. Noi alla scuola non facciamo questi discorsi ma, in modo pratico, attraverso il lavoro i ragazzi stessi si rendono conto se stanno andando avanti o indietro».

E’ il suo metodo?

«Guardi, io credo fermamente che chi non va avanti va indietro e se tu non decidi ogni giorno di migliorare, dopo una settimana, non sei allo stesso punto di sette giorni prima… sei andato indietro, e parecchio!!

Glielo assicuro, non è facile ogni volta tendere a fare meglio perché bisogna spremere se stessi e non sempre si ha questa voglia. Solo se c’è dentro di sé quella che io chiamo la “fiammella dell’arte”, ovvero quella passione allora sì, è possibile perché spinge. E questa non è una filosofia, è vita pratica».

Cosa consiglierebbe ai giovani che desiderano intraprendere la carriera artistica?

«Leggete la vita di qualche grande artista per scoprire le difficoltà, la durezza del lavoro, la tensione continua verso il dare il meglio di sé. Leggete come loro intendono la dedizione costante alla propria passione… un impegno che non è “imposto” o che pesa perché l’artista ama la sua arte e non gli pesano le ore di lavoro. Altri possono chiamarlo sacrificio. Il vero artista no… ha la “vocazione”! Non è un calcolatore! Quando c’è questa attitudine, la carriera arriverà come conseguenza. Ma l’obiettivo deve essere l’arte e il miglioramento continuo».

Ci sta parlando della sua esperienza?

«Si, a me è successo proprio questo. La carriera non era il mio obiettivo ma poi… è arrivata! Nel periodo degli studi a Mosca al Teatro Bolshoii miei colleghi mi dicevano che assentandomi così a lungo altre mi sarebbero passate avanti. Per me era più importante diventare brava… non mi accontentavo delle mezze misure. O così o niente. Nell’arte bisogna sempre puntare in alto. E ai giovani questo piace».

Artisti si nasce o si diventa?

«Un giorno, prima del debutto nel “Lago dei Cigni” ricordo che la mia maestra russa mi disse: “Ora dimentica tutto quello che ti ho detto e balla con la tua anima italiana..”. Lei esigeva questo da me. Non fu facile liberarsi da tutti i ‘paletti’ degli insegnamenti tecnici e artistici – indispensabili per un giovane – e dimenticare tutto per esprimersi con la propria anima, ci vogliono anni, ma qui sta la radice dell’arte. E’ per questo che artisti in un certo senso si nasce ma soprattutto si diventa, occorre tanta esperienza e tutta la vita».

Cosa l’ha motivata a scrivere il suo libro “étoile”?

«Ho sentito il dovere di dire al pubblico che mi ha amato sulla scena cosa mi ha mosso a ballare così a lungo, quale tipo di ‘ambizione’ mi spingeva. E così mi sono messa davanti al computer a ricordare e raccontare gli aspetti più inediti, i retroscena… e alla fine ho avuto un po’ di paura perché mi sentivo come senza vestiti, ma ormai l’avevo fatto».

L’Italia nel mondo si è sempre distinta per essere ambasciatrice di Arte, Creatività e Bellezza. Cosa servirebbe ai nostri artisti per continuare questa gloriosa tradizione?

«L’arte è un mistero, è difficile persino dire cosa è e cosa non è. E’ più facile capirlo a posteriori… e proprio per questo l’artista non può ricercare il successo immediato, non può ricercare il guadagno e basta. L’artista pur immerso nelle problematiche del suo tempo, deve cercare l’ispirazione vera dentro di sé, anche nella solitudine, e creare o interpretare ricercando la linea dal di dentro, senza guardare se è di moda. Il vero artista che attinge alla sua anima con professionalità, non improvvisando, sarà sempre di moda perché saprà parlare all’anima anche degli altri.

Tutti abbiamo un comune denominatore che in qualcosa ci rende simili, di qualsiasi etnia o ambiente proveniamo, e la sensibilità di un artista riesce a cogliere proprio quelle note, quelle corde che risuonano in ognuno. A volte è un rischio, è un mistero, ma è così. Una definizione di arte che mi sembra la più esauriente dice: L’arte è saper trasfondere in un dipinto, in una scultura, in un’architettura, in una musica…quel qualcosa che nell’anima non muore”. E’ di Chiara Lubich».

Secondo Lei cosa significa essere di moda?

«Tutti siamo di moda. Io sono di moda. Lei è di moda. Lo siamo perché ci siamo oggi, viviamo. Fra cento anni non ci saremo più e smetteremo di essere di moda. Ora è il momento di far sentire la nostra voce. Influenziamo oggi chi ci è intorno con i nostri talenti, i nostri valori, il nostro affetto… ora possiamo fare la moda! Facciamola! ».

Grazie Signora Liliana per il Suo esempio.

Le Ali Morali – Intervista a cura di Barnaba Ruggieri – Milano, 05.05.2011

Per saperne di più su Liliana Cosi, vai al sito:www.ballettoclassicocosistefanescu.it